Quando un’azienda assegna un’auto a un dipendente, spesso quell’auto non viene usata solo per lavoro.
Il dipendente può utilizzarla per andare dai clienti, raggiungere l’ufficio o spostarsi tra diverse sedi aziendali. Ma può anche usarla per tornare a casa, fare la spesa, accompagnare i figli a scuola o partire nel weekend.
In questo caso si parla di auto aziendale in uso promiscuo.
Significa, in parole semplici, che la stessa auto viene utilizzata sia per esigenze professionali sia per esigenze personali.
Ed è proprio qui che entra in gioco il fringe benefit auto aziendale.
Il fringe benefit è un vantaggio che il dipendente riceve dall’azienda, ma non sotto forma di denaro.
Non è un aumento dello stipendio.
È un beneficio concreto.
Nel caso dell’auto aziendale, il vantaggio è poter utilizzare un veicolo pagato dall’azienda anche nella vita privata.
Per questo motivo il Fisco considera una parte di quel vantaggio come reddito del dipendente. In pratica, una quota dell’utilizzo privato dell’auto viene tassata in busta paga.
Attenzione però: non significa che il dipendente paga le tasse su tutto il valore dell’auto.
Il calcolo avviene con un sistema forfettario, cioè con una formula standard.
Il calcolo parte dalle tabelle ACI, che ogni anno indicano il costo chilometrico dei diversi modelli di auto.
La normativa considera una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri l’anno.
Su questo valore si applica poi una percentuale, diversa in base al tipo di veicolo.
Per le auto aziendali assegnate secondo le nuove regole, le percentuali principali sono:
Il valore ottenuto rappresenta il fringe benefit imponibile, cioè la parte che viene considerata reddito per il dipendente.
Facciamo un esempio molto pratico.
Immaginiamo che per una determinata auto il valore ACI su 15.000 km sia pari a 6.000 euro l’anno.
Se l’auto è elettrica, il valore tassabile sarà il 10% di 6.000 euro.
Quindi: 6.000 euro x 10% = 600 euro l’anno.
Se l’auto è ibrida plug-in, il valore tassabile sarà il 20%.
Quindi: 6.000 euro x 20% = 1.200 euro l’anno.
Se invece l’auto è benzina, diesel o full hybrid, il valore tassabile sarà il 50%.
Quindi: 6.000 euro x 50% = 3.000 euro l’anno.
Il dipendente non paga direttamente 3.000 euro.
Quei 3.000 euro vengono aggiunti al reddito imponibile e su quella cifra si calcolano tasse e contributi.
Proviamo a semplificare ancora di più.
Immaginiamo un dipendente con un’imposizione fiscale indicativa del 30%.
Se il fringe benefit annuo è pari a 3.000 euro, l’impatto fiscale può essere di circa 900 euro l’anno.
Diviso per 12 mesi, significa circa 75 euro al mese.
È solo un esempio indicativo, perché il risultato reale dipende da molti elementi: reddito del dipendente, aliquota fiscale, modello dell’auto, eventuali trattenute in busta paga e valore indicato nelle tabelle ACI.
Però il concetto è chiaro: più alto è il valore del fringe benefit, maggiore può essere l’impatto sul netto mensile del lavoratore.
Secondo il correttivo fiscale in arrivo, uno dei punti più importanti riguarda l’età dell’auto.
Dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo alla prima immatricolazione, il valore del fringe benefit aumenterebbe del 50%.
Tradotto in modo semplice: se l’auto resta troppo a lungo nel parco aziendale, il suo valore tassabile può crescere.
Facciamo un esempio.
Un’auto diesel ha un fringe benefit imponibile di 3.000 euro l’anno.
Dopo il quinto anno, quel valore aumenterebbe del 50%.
Quindi: 3.000 euro + 50% = 4.500 euro l’anno.
Questo significa che il dipendente potrebbe avere un impatto fiscale maggiore semplicemente perché l’auto è diventata più vecchia.
Il messaggio è abbastanza chiaro: la norma punta a incentivare il rinnovo delle flotte aziendali e a evitare che le imprese mantengano troppo a lungo veicoli datati.
Un altro punto da considerare riguarda gli optional.
Pensiamo, ad esempio, a cerchi particolari, interni speciali, pacchetti tecnologici o accessori non presenti nelle tabelle ACI.
Secondo le nuove indicazioni, se questi elementi sono forniti dall’azienda e non acquistati direttamente dal dipendente, il valore del fringe benefit verrebbe aumentato in modo forfettario del 5%.
Anche qui l’obiettivo è semplificare.
Invece di calcolare ogni singolo accessorio, si applica una maggiorazione standard.
Il correttivo fiscale interviene anche su una situazione che aveva creato molti dubbi.
Parliamo delle auto ordinate entro il 31 dicembre 2024 e consegnate al dipendente nel corso del 2025.
Il problema nasce dai tempi di consegna, che nel settore automotive possono essere molto lunghi.
Due aziende potrebbero ordinare la stessa auto nello stesso periodo, ma riceverla in date diverse. Senza una regola chiara, questo avrebbe potuto creare differenze fiscali difficili da spiegare.
La correzione punta proprio a evitare questa disparità, mantenendo un trattamento più coerente per le auto ordinate nel 2024 e concesse in uso nel 2025.
Il noleggio a lungo termine non cambia la regola fiscale del fringe benefit.
La tassazione dipende comunque dalla normativa, dal tipo di veicolo, dalle tabelle ACI e dalle caratteristiche dell’assegnazione.
Però il noleggio a lungo termine può aiutare aziende e professionisti a pianificare meglio.
Perché?
Perché consente di scegliere in modo chiaro:
Con un contratto di noleggio a lungo termine di 36 o 48 mesi, ad esempio, l’azienda può programmare il rinnovo del veicolo prima che diventi troppo datato.
Questo può aiutare a evitare situazioni in cui un’auto più vecchia genera un fringe benefit più pesante per il dipendente.
Non esiste una risposta valida per tutti.
Un’auto elettrica può avere un fringe benefit più leggero, ma deve essere coerente con l’utilizzo reale del dipendente.
Se un lavoratore percorre molti chilometri, non ha possibilità di ricarica o viaggia spesso su tratte lunghe, la scelta va valutata con attenzione.
Un’ibrida plug-in può essere una soluzione interessante, ma solo se viene utilizzata correttamente e ricaricata con regolarità.
Un’auto diesel, benzina o full hybrid può avere un fringe benefit più alto, ma in alcuni casi resta ancora la soluzione più pratica per determinate esigenze professionali.
La scelta migliore non è sempre quella fiscalmente più conveniente sulla carta.
È quella che tiene insieme tre elementi: costo, utilizzo reale e impatto fiscale.
Quando un’azienda sceglie un’auto da assegnare a un dipendente, non dovrebbe guardare solo il canone mensile.
Il canone è importante, certo.
Ma non basta.
Bisogna valutare anche:
Un’auto con un canone apparentemente conveniente potrebbe avere un impatto fiscale più pesante.
Al contrario, un’auto elettrica o plug-in potrebbe ridurre il fringe benefit, ma non essere sempre la scelta più adatta dal punto di vista operativo.
In City Rent aiutiamo aziende, professionisti e titolari di partita IVA a valutare il noleggio a lungo termine non solo partendo dal prezzo, ma dal quadro completo.
Un’auto aziendale non è mai solo un’auto.
È uno strumento di lavoro, un benefit per il dipendente e una scelta economica per l’impresa.
Per questo è importante costruire la soluzione giusta, considerando canone, servizi inclusi, durata, chilometri, alimentazione, fiscalità e modalità di utilizzo.
Il nostro lavoro è proprio questo: aiutare il cliente a scegliere con maggiore consapevolezza, evitando decisioni affrettate o basate solo sul costo mensile.
Le nuove regole sul fringe benefit auto aziendale rendono ancora più importante una scelta ragionata.
Il punto non è soltanto scegliere l’auto più bella o il canone più basso.
Il punto è capire quanto quella scelta incide davvero sull’azienda e sul dipendente.
Il noleggio a lungo termine può essere uno strumento utile perché permette di programmare, controllare i costi e rinnovare i veicoli con maggiore ordine.
In un mercato sempre più complesso, la differenza non la fa solo l’offerta più economica.
La differenza la fa una scelta costruita bene.
E, soprattutto, spiegata bene.
È il valore fiscale dell’utilizzo privato di un’auto aziendale concessa al dipendente anche per esigenze personali.
No. Il calcolo avviene in modo forfettario, utilizzando le tabelle ACI e una percorrenza convenzionale di 15.000 km l’anno.
Sì, per le auto elettriche la percentuale applicata è più favorevole rispetto ai veicoli tradizionali.
No. Le ibride plug-in hanno una percentuale dedicata, diversa sia dalle elettriche sia dalle auto tradizionali.
Secondo il correttivo fiscale in arrivo, dopo il quinto anno dalla prima immatricolazione il valore del fringe benefit potrebbe essere maggiorato del 50%.
No. Il fringe benefit dipende dalla normativa fiscale e dalle tabelle ACI. Tuttavia, il noleggio a lungo termine può aiutare l’azienda a programmare meglio durata, rinnovo e scelta del veicolo.
Bisogna valutare canone, alimentazione, chilometraggio, utilizzo reale, impatto fiscale e durata prevista del contratto. Guardare solo il prezzo mensile può portare a una scelta incompleta.
Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Le regole fiscali possono variare in base al caso specifico e agli aggiornamenti normativi. Per valutazioni personalizzate è sempre opportuno confrontarsi con il proprio consulente fiscale o consulente del lavoro.
ACI – Tabelle fringe benefit auto aziendali e note sul calcolo della retribuzione in natura.
Informazione Fiscale – Aggiornamenti sul correttivo fiscale e sulle nuove regole per la tassazione delle auto aziendali.
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